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segunda-feira, 11 de dezembro de 2017

Fondatore e Cofondatore dei Francescani dell'Immacolata

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Fondatori

Fondatore e Cofondatore dei Francescani dell'Immacolata

Il 2 agosto del 1970 padre Stefano Maria insieme a padre Gabriele Maria Pellettieri, con il permesso e la benedizione dei Superiori Maggiori, inizia a vivere l’esperienza di una vita francescana rinnovata secondo un programma di vita denominato Traccia mariana di vita francescana.

P. Stefano Maria Pio Manelli (del Cuore Immacolato e degli Angeli) - Fondatore

Padre Stefano Maria Manelli, è nato a Fiume\Rijeka (Hrvatska) il 1° maggio 1933, sesto di ventuno figli, da due servi di Dio, guidati spiritualmente da S. Pio da Pietrelcina, Settimio Manelli e Licia Gualandris, di cui è in corso il processo di beatificazione apertosi ufficialmente il 20 dicembre 2010.
Riceve la prima Santa Comunione da padre Pio nel 1938. Entra nel Seminario minore dei Frati Minori Conventuali a Copertino (Lecce) l’8 dicembre del 1945, all’età di 12 anni.
Fa la professione semplice il 4 ottobre del 1949; la professione solenne il 27 maggio 1954; viene ordinato sacerdote il 30 ottobre 1955, Solennità di Cristo Re.
Nel 1960 si laurea in Sacra Teologia difendendo la tesi di dottorato sull’Immacolata, presso la Pontificia Facoltà Teologica “Seraphicum” (Roma). È stato professore di Teologia (Patristica, Mariologia) nei Seminari dell’Ordine, nel Seminario Arcivescovile di Benevento, nell’Istituto di Scienze Religiose di Avellino.
È stato Prefetto degli Studi della Provincia Conventuale di Napoli.
Intorno al 1965 inizia per padre Stefano Maria una lunga riscoperta e meditazione delle Fonti Francescane e degli Scritti di S. Massimiliano Maria Kolbe.
Il richiamo del Concilio Vaticano II ai religiosi sul «ritorno alle fonti e l’adattamento alle mutate condizioni dei tempi» come principi del vero rinnovamento religioso, ispirano padre Stefano a vivere integralmente la vita francescana sulle orme del Poverello d’Assisi seguendo gli esempi di S. Massimiliano Kolbe, «il san Francesco del ventesimo secolo», come lo definì il beato Giovanni Paolo II.
Il 2 agosto del 1970 padre Stefano Maria insieme a padre Gabriele Maria Pellettieri, con il permesso e la benedizione dei Superiori Maggiori, inizia a vivere l’esperienza di una vita francescana rinnovata secondo un programma di vita denominato Traccia mariana di vita francescana.
In tal modo si costituisce la prima Casa Mariana presso il Santuario della “B.V. del Buon Consiglio” in Frigento (AV). Dopo 20 anni, il 22 giugno 1990, quest’esperienza condivisa da numerosi altri frati animati dallo stesso ideale di radicalità evangelica, riceve il sigillo del decreto di erezione in Istituto di diritto diocesano – firmato dall’allora Arcivescovo di Benevento mons. Carlo Minchiatti di v. m., «per decisione del Santo Padre» (cfr Segreteria di Stato Prot. n. 258.501) – e il 1 gennaio 1998 quello di erezione in Istituto di diritto pontificio.
Il 1° novembre del 1982 insieme a padre Gabriele, padre Stefano fonda la prima comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata, a Novaliches (Manila), che vive la stessa forma di vita francescano-mariana dei frati di Casa Mariana. Questa novella comunità viene guidata inizialmente da padre Gabriele Maria Pellettieri.
L’8 settembre 1990 a Loreto ha l’ispirazione di fondare un’Associazione pubblica di fedeli – la Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM) – che vive il carisma dell’Istituto secondo il proprio stato di vita e nei diversi gradi di consacrazione all’Immacolata (Missionari dell’Immacolata con l’Atto di Consacrazione, Missionari dell’Immacolata con voto privato, i Terziari Francescani dell’Immacolata). Tale Associazione è approvata canonicamente una prima volta il 6/1/1991 dall’Arcivescovo di Benevento, una seconda volta il 24/5/1997 con decreto proprio dall’arcivescovo mons. Serafino Sprovieri e in ultimo ufficialmente riconosciuta nel decreto di erezione pontificia dei Francescani dell’Immacolata, il 1/1/1998 per i frati e il 9/11/1998 per le suore.

 

P. Gabriele M. Pellettieri (dell’Annunciazione) - Cofondatore

Pellettieri Antonio, in religione padre Gabriele Maria, è nato a Vaglio Basilicata (Potenza) l’11 giugno del 1940 da Raffaele e Antonia Biscione.
All’età di 10 anni, entra nel Seminario minore dell’Ordine dei Conventuali di Ravello, dove frequenta le scuole medie. Conosce padre Stefano Maria Manelli nel Seminario di Sant’Anastasia (Napoli) dove completa i suoi gli studi.
Il 17 settembre del 1957 fa la professione semplice; il 17 settembre del 1961 la professione solenne; il 14 marzo 1965 viene ordinato Sacerdote. Consegue la licenza in Sacra Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “Seraphicum” (Roma).
Negli anni 1966-69, risiedendo in vari conventi della Provincia napoletana, padre Gabriele ritrova in Comunità, come confratello, padre Stefano Maria Manelli ed inizia con lui una più profonda comunione spirituale. Negli anni 1967-70 è vicerettore e professore di lettere nel Seminario minore dell’Ordine.
Il 2 agosto del 1970, dopo l’approvazione del Ministro Generale e il plauso del Capitolo Provinciale dei Conventuali di Napoli, si unisce a padre Stefano Maria Manelli, per avviare l’esperienza di una vita francescana rinnovata nella Casa Mariana di Frigento (AV), regolata dalla “Traccia mariana di vita francescana”.
È Superiore della Casa Mariana di Frigento per due trienni (dal 1973 al 1979).
Il 23 agosto 1979, insieme ad altri tre confratelli della Comunità di Casa Mariana di Frigento, parte missionario per le Isole Filippine e vi rimane quale Superiore della Missione fino all’aprile del 1989 quando ritorna in Italia. Per tre anni (1980-83) è parroco nella parrocchia di San Francesco e Santa Quiteria di Manila e per tre anni è anche maestro dei novizi nel Seminario dell’Immacolata di Novaliches (Manila).
Sempre a Novaliches assiste e dirige il primo gruppo delle ragazze che costituiranno la Comunità religiosa delle Suore Francescane dell’Immacolata.

I Francescani dell’Immacolata sono una nuova famiglia religiosa di diritto pontificio.

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I fondatori di tale famiglia religiosa, padre Stefano Maria Manelli e padre Gabriele Maria Pellettieri si sentirono chiamati a iniziare quella che è la nostra attuale forma di vita, dal decreto conciliare sulla vita religiosa Perfectae Caritatis che incitava tutti i religiosi a un concreto “ritorno alle origini” (PC 2) da rivivere nell’attuale contesto sociale nella “più perfetta osservanza della Regola e delle Costituzioni” (PC 4).
Era il 1970. Questa nuova forma di vita francescana e mariana s’ispira da vicino a san Francesco d’Assisi e san Massimiliano Maria Kolbe. Il carisma della nostra forma di vita si esprime attraverso la Traccia Mariana di Vito Francescana che ripropone alla luce dell’immacolata, la più autentica vita francescana di preghiera, povertà, penitenza, carità, evangelizzazione. La caratteristica più essenziale del nostro carisma francescano è la dimensione mariana suggellata da un nuovo voto, il voto mariano della totale consacrazione all’Immacolata. La culla del francescanesimo è santa Maria degli Angeli alla Porziuncola in Assisi. Il voto di consacrazione illimitata all’Immacolata ci riporta dunque alle pure origini mariane della vita evangelica francescana. Il voto di consacrazione illimitata all’Immacolata porta con sé lo spirito missionario spinto fino alla missione in senso tecnico, ad gentes, per cooperare senza riserve alla missione di Colei che è la Mediatrice Universale di salvezza. L’ideale apostolico della famiglia religiosa dei francescani dell’Immacolata (frati e suore) è quello di operare per la massima gloria di Dio e la salvezza delle anime attraverso la mediazione materna dell’Immacolata. Il nostro impegno è di far conoscere e fare amare Maria e condurre a lei tutti gli uomini, perché è lei che fa nascere Gesù, il Salvatore, nel cuore di ogni uomo. I Francescani dell’Immacolata si servono di ogni mezzo d’apostolato: da quelli più spiccioli come la Medaglia Miracolosa fino a quelli più sofisticati come i mass-media: radio, stampa, televisione, internet… Promuoviamo e seguiamo spiritualmente e pastoralmente la M.I.M. (Missione dell’Immacolata Mediatrice) il movimento ecclesiale che riproduce il nostro carisma e del quale possono fare parte sia i laici che le persone consacrate. Questa grande famiglia di frati, suore e laici legati dal “voto mariano” vuole essere nel mondo, per tutti gli uomini, la “scala bianca” dell’Immacolata che conduce al Regno dei Cieli attraverso la via “più bella, rapida e sicura”. La famiglia dei Francescani dell’Immacolata religiosi e laici, si santificano secondo la loro particolare forma di vita: i laici vivendo nel mondo e nelle loro famiglie, i frati e le suore, pur avendo in comune la stessa forma di vita religiosa, vivono separatamente nei loro distinti conventi. I Frati Francescani dell’Immacolata sono presenti nel Santuario di Campocavallo dall’8 dicembre 2001. Le Suore Francescane dell’Immacolata da ottobre 2007.

sábado, 9 de dezembro de 2017

Cuore dolcissimo di Padre Stefano M. Manelli, FI

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"Tutta la vostra fiducia riponetela nel Cuore dolcissimo di Gesù, il quale non è soltanto il mio, ma anche il vostro Gesù" (Padre Pio).

Accostarsi al Sacro Cuore di Gesù significa accostarsi alla sorgente divina dell'amore, della grazia e di ogni virtù. Che cosa non potremmo ottenere, infatti, da quel Cuore ricco di un'infinita bontà e dolcezza?
Per questo Padre Pio ci esorta: "Tutta la vostra fiducia riponetela nel Cuore dolcissimo di Gesù". E dove mai o in chi mai noi potremmo riporre la nostra fiducia allo stesso modo e con gli stessi frutti di Grazia? Chi e che cosa mai potrà mettersi alla pari con il Cuore divino di Gesù? Il Cuore di Gesù è il Cuore di Dio-Uomo, mistero di suprema trascendenza, al vertice assoluto dell'increato e del creato.
In particolare, poi, riporre tutta la fiducia nel Cuore di Gesù, che è "dolcissimo", come dice Padre Pio, non è forse un invito a sperimentare anche noi qualcosa della beatitudine di Gesù dolcissimo, del suo Cuore dolcissimo, del suo amore dolcissimo?
Padre Pio parla e scrive così, dando la netta impressione di parlare e scrivere per esperienza personale viva e palpitante. Si comprende, perciò, che il Sacro Cuore di Gesù per Padre Pio è realmente tutto dolcissimo, da lui vissuto in misura forse unica e certamente proporzionata all'abbondanza straordinaria dei celesti carismi di cui è stato arricchito. Viene da esclamare qui con tutta verità: oh, quanto Gesù ha amato Padre Pio!
Ma è lo stesso Padre Pio, però, ad assicurarci che l'esperienza personale del Cuore dolcissimo di Gesù può valere anche per noi, perché, come egli ha scritto, Gesù "non è soltanto il mio, ma anche il vostro Gesù", e il Cuore di Gesù, dunque, non può non essere ugualmente dolcissimo per noi, così come lo è stato per lui.
Tutto sta, naturalmente, ad ordinare le cose nel modo più giusto per accostarci al Cuore di Gesù, coltivando nella misura più piena la nostra fiducia in Lui. In questo, purtroppo, noi ci differenziamo nettamente da Padre Pio, in negativo, e per questo non è dato a noi di poter sperimentare lo stesso dolcissimo Gesù che Padre Pio sperimentava in pienezza di amore e in totalità di fiducia in Lui.
Ascoltiamo Padre Pio, allora, lasciamoci da lui ammaestrare e per imparare anche noi a riporre tutta la nostra fiducia "nel Cuore dolcissimo di Gesù".

Padre Stefano Maria Pio Manelli, Convegno internazionale Mariologia GPII



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quarta-feira, 6 de dezembro de 2017

PADRE GINO BURRESI : PAROLE ALLE ANIME CONSACRATE. Un pensiero per ogni giorno del mese

PAROLE ALLE ANIME CONSACRATE
  
Un pensiero per ogni giorno del mese Un Tu che sta alla porta e bussa: e se gli apriamo restiamo sorpresi e confusi ... Questo amore a Lui è nato così come un fiore che all'alba i raggi scoprono ancora umido ravvolto nel suo pudore e con dolce violenza schiudono piano fino a distendere i suoi petali. E l'astro sale il suo calore cresce. Il fiore immerso nella festa di luce Gli si dona e il Sole ormai tutto lo possiede.

Una claustrale

SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DI FATIMA 00010 SAN VITTORINO - ROMA


GINO BURRESI, nato a Gambassi (Firenze) il 6 luglio 1932 da Angelo e da Blandina Artemisi.
10 dicembre 1947, entra nella congregazione degli Oblati di M.V.;
19 marzo 1951, a Ivrea (Torino), vestizione religiosa;
22 marzo 1953, a Gambassi, professione temporanea;
17 aprile 1956, a Gambassi, professione perpetua;
8 dicembre 1960, inizio delle Opere di San Vittorino;
18 febbraio 1962, inizio della «Cripta» a San Vittorino;
17 settembre 1971, inizio della costruzione del santuario;
1970, fondazione del seminario internazionale N.S. di Fatima;
13 maggio 1978, fondazione delle Suore Oblate di M.V. di Fatima;
21 maggio 1978, Fratel Gino è ordinato diacono;
13 maggio 1979, consacrazione del santuario di N.S. di Fatima;
13 maggio 1991, fonda i Servi del Cuore Immacolato di Maria
 Fonda en 1996 le Serve del Cuore Immacolato di Maria


Al lettore

La storia bimillenaria della Chiesa è una storia bimillenaria di crisi: crisi derivate dall'esterno - le persecuzioni - e dall'interno, le eresie e gli scismi; crisi sempre subìte dalla Chiesa «martire» e sempre superate dalla Chiesa «Corpo mistico di Cristo»; crisi che avrebbero potuto soffocare e stroncare la Chiesa se fosse stata istituzione umana, ma che invece sono servite a purificarla, a irrobustirla, a santificarla di più.
Anche oggi la Chiesa è in crisi. Niente di anormale o di straordinario, quindi. Però c'è una differenza tra le crisi del passato e quelle ciel presente. Le crisi del passato, esterne ed interne, coinvolgevano qualche punto della dogmatica e della morale, non lutti, qualche individuo o categoria di indi-vidui, qualche regione o chiesa locale. Oggi sembra che lo scatenamento del male sia universale toccando tutti i principi, tutti i territori della Chiesa, tutti i suoi membri. E ciò dopo un Concilio Ecumenico che sarebbe stato, si sperava, un soffio di primavera apportatore di un risveglio spirituale nella Chiesa cattolica.
La secolarizzazione ha fatto tabula rasa di tutto ciò che è sacro, di tut-to ciò che si rifèrisce al sacro, e in primo luogo a Dio. La concezione antro-pologica, anzi antropocentrica della vita e dell'essere non tollera antagoni-smi o equivoci e vuole essere totalitaria in tutte le sue applicazioni e in tutte le sue espressioni. Per un Dio, per il Divino, per il Sacro, non c'è più posto. Quindi bisogna eliminarlo, ignorarlo, distruggerne ogni traccia, anche il ri-cordo e il nome.
è in questo contesto che deve essere veduta la crisi di vocazioni sacer-dotali e religiose che oggi travaglia la Chiesa, i seminari e i noviziati vuoti, le parrocchie senza pastore, le missioni estere senza missionari, o con po-chi, troppo pochi per le necessità sempre crescenti, la molta messe del Pa-dre celeste senza operai: «Ci rattrista che negli anni dopo il Concilio - ha detto recentemente Giovanni Paolo Il - indubbiamente ricchi di fermenti buoni, prodighi di iniziative edificanti, fecondi per il rinnovamento spiri-tuale di tutte le componenti della Chiesa, abbiano visto, d'altro lato, il sor-gere di una crisi e il manifestarsi di non rare incrinature» (Preghiera Giove-dì Santo 1982).
Donde questa falcidia paurosa che non sembra ancora arrivata alla fi-ne?
Da una crisi di fede, si è detto, ed è vero. Ma la fede si evolve in amo-re, e l'amore si attua nel sì. Crisi d'autore, quindi.
Tutto nell'uomo deriva o da un amore o da un non-amore, o piutto-sto, per attenerci al dilemma agostiniano, o dell'autore di Dio fino al di-sprezzo di è, o dall'amore di sé sino al disprezzo di Dio.
Crisi d'amore, però, perchè crisi di fede. L'operare segue l'essere, dice il filosofo. L'operare è la carità, l'essere è la fede. Si ama quello che si co-nosce, si cerca quello in cui si crede, si abbandona e si trascura quello in cui non si crede.
Ma noi crediamo ancora nell'amore (1Gv 4, 16), che non è morto del tutto nel mondo e non è soffocato in tutti i cuori, perchè crediamo ancora in Dio: «Ma possiamo forse in qualunque crisi dubitare del tuo amore, Si-gnore? si domanda Giovanni Paolo Il, di quell'amore col quale «hai amato la Chiesa dando Te stesso per lei?» (Ef 5,15). Questo amore e la potenza dello Spirito di verità non sono forse più grandi di ogni umana debolezza anche quando questa sembri prendere il sopravvento atteggiandosi per di più a segno di progresso? ... » (ivi).
Nelle pagine che seguono Fratel Gino, che ha una lunga esperienza di vita consacrata, ci vuole richiamare alla realtà di questo amore e al come corrispondervi con generosità e fedeltà.

L'EDITORE

PAROLE ALLE ANIME CONSACRATE
1. Consacrazione secondo Battesimo
è proprio vero: tutto si ha dal cielo. Ve lo ripeto: tutto si ha dal cielo. Tutta la terra sarebbe morta senza il cielo e senza il suo bel sole. I fiori, le piante, gli animali sarebbero morti senza il sole che brilla nel cielo.
Il cuore è sbocciato prima nell'acqua del santo battesi-mo, nel battesimo ha aperto i suoi petali al vero sole che è Gesù. Là attinge i raggi di luce eterna, prende i suoi colori e a tutti fa sentire il suo celeste profumo. Profumo che indica che quest'anima gli appartiene.
Questo fatto così meraviglioso, il nostro battesimo, sembra a noi tanto lontano, ma è sempre presente. Ogni giorno, tutte le volte che ci si sente in contatto con Dio, si vi-ve il proprio battesimo.
Oggi Dio chiama l'anima vostra ad un altro fatto mera-viglioso. Quindi oggi nuovamente il fiore della vostra anima viene chiamato ad aprirsi a lui nella consacrazione totale, che vuol dire gettare dalla finestra la vecchia donna del pro-prio io e così riempire veramente l'anima di Dio. Questa è la vostra professione.

2. Alla sequela di Cristo povero casto e obbediente
Che cosa significa essere spose di Cristo?
Dovete sposare Cristo povero, casto, obbediente.
Volete farvi suore o essere bambole vestite da suora? Povertà. Vivere distaccate da tutto e povere. Ci deve bastare il puro necessario. No alle ricercatezze.
Certe suore vestite da bambola. Il mondo convertirà loro, non loro il mondo.
Se saremo poveri saremo casti e obbedienti. I tre voti sono legati l'uno all'altro. Se ne cade uno cadono tutti, ma il fondamento è la povertà.
Castità. Non ho mai visto i santi piovere dal cielo. I santi si fanno sulla terra.
Il peccato originale ci lascia le inclinazioni al male. Non fidarsi di se stesse, ma aver paura.
Non crediate che si possa andare in qualunque luogo per salvare le anime. Si deve arrivare dove si può arrivare, il resto lo fa il Signore.
è la santità che converte, non le chiacchiere. Se non sia-mo santi non si dà Dio agli altri. è la santità che attira la mi-sericordia.
Il nostro corpo non appartiene più a noi. Il padrone del nostro corpo e della nostra anima è il Signore.
Se siamo puri, Dio lo vediamo in tutte le cose. Quando non siamo puri Dio non lo si vede mai.
Il 13 luglio 1917 la Madonna a Fatima fece vedere l'in-ferno: la maggior parte dei peccati che mandano all'inferno le anime sono i peccati impuri.
Ma bisogna capirlo bene: dal momento in cui io pro-nuncio quei voti, non sono più padrone di me stesso. Dio di-venta totalmente padrone di me stesso, in tutto, nell'anima, nel corpo, nella volontà, in tutto. Ed è proprio questo che ti fa felice e beato. Ma guai a te se non avessi capito e facessi il contrario!

3. Consacrazione e santità
Tutto ciò che abbiamo è dono di Dio ... e questi doni dobbiamo riportarglieli tutti!
Ma per rimettere in funzione tutti questi doni di Dio, ce n'è un altro: il cuore! il cuore di ognuno di noi, che dovreb-be essere un tabernacolo vivente di Dio, perchè è da lì - dal cuore - che parte la corrente che fa muovere le braccia, le mani, i piedi, tutto, perchè tutto parte da lì. Se questo cuore sarà veramente ripieno di Dio, state pur certi che allora si faranno anche le opere di Dio. Senza Dio, tutte chiacchiere ... tutto fumo!
Non bisogna crucciarsi e riempire il cuore di amara ri-stezza: «Mi farò santo? Sono incapace ... ».
Ciò che Dio vuole è di farmi santo, ma a modo suo, non a modo mio. Mi vuole santo ad asciugare bene il piatto, a rispondere bene al telefono ...
Il Santo non guarda tanto agli altri, ma a se stesso e si confronta con Dio. Per lui le più piccole cose sono tanti atti di amore e a causa di ciò non ha tempo da perdere. La santi-tà è di quelli che fanno come le piccole goccie d'acqua, tanti atti d'amore piccoli, belli. Ci sono tanti Santi che passano sulla terra e non si sente mai dire che abbiano fatto miracoli.
Facciamoci santi con le cose piccole perchè le grandi non ci vengono richieste: le grnadi lasciamole fare a quelli che sono stati scelti e destinati al Signore.
Facciamoci santi eseguendo bene le cose piccole, perchè a noi Dio quelle grandi non le chiede: saperci perdonare con amore, saperci capire con amore, camminare insieme con amore.
E poi far bene tutto, anche raccogliere un fiorellino per metterlo sull'altare. Quel fiore raccoglilo bene, vedici anche lì una cn.:atura di Dio e mettilo lì bene sull'altare.

4. Consacrazione, ottimismo e gioia
Questo è importante, non aver paura di niente. Anche questo ci vuole, non dobbiamo aver paura di niente, neppu-re delle difficoltà che si incontreranno.
Quando io sono convinto che la Madonna sta accanto a me, che il cuore mio è tutto di Gesù Cristo e Gesù Cristo è tutto per me, può avvenire quel che vuole, ma nori esiste problema, non esiste problema, quindi avviene tutto ciò che Dio vuole, siamo disposti a fare la volontà di Dio, il resto non interessa. Le cose di questo mondo, o i difetti e quelli consorella, o i difetti di queste altre, i pensieri di quell'altro guardarle e poi continuare a camminare.
Certo, dobbiamo avere la vita bella, tutta - come pos ;o dire - uno strumento adatto di Gesù Cristo e della Ma donna, perchè in fondo sono loro che hanno da portare ~. compimento l'opera che Dio mi ha affidata, e questo basta. questo basta!
Ma se invece si guarda alle difficoltà, i nervosismi di quella o di quell'altra e ci si ferma a queste cose piccole, non si fa niente e si conclude ben poco. E forse serve anche a scoraggiarvi: Ah dove sono entrata! Che cosa ho fatto! Tut-ta questa roba non è necessaria.
Ecco, guardare sempre avanti, camminare unite alla lu-ce del sole: questo sole è il Cuore di Cristo, ma c'è anche il Cuore della Madonna. Non c'è dà preoccuparsi di nulla. Del resto, anche fino a questo momento ce l'ha fatto vedere. Non c'è da preoccuparsi di niente.
Dio vede, Dio provvede. Di una cosa sola c'è da preoc-cuparsi: di essere veramente strumenti nelle mani sue.

5. Consacrazione, programma completo
Anima consacrata, se chiedi quale deve essere il tuo ci-bo, ecco, il tuo cibo sarà la volonta del Padre.
Se vai in cerca di luce, ecco, la tua luce è la tua fede. Se hai bisogno di un'arma per difendere la tua fede e il tuo cibo, la tua arma è la croce.
Se senti il desiderio di essere ricca, ricca della vera ric-chezza, la tua ricchezza sarà la grazia. Quando tu cesserai di pregare cesserai di sentire Dio dentro di te e nella tua vita.
Se ti vuoi adornare di perle preziose, esse saranno le tue lagrime. Chi sa piangere, chi sa soffrire, chi sa portare la sua Croce dietro a Gesù e con Gesù, possiede le vere perle che nessuno gli potrà mai rapire.
Se desideri essere grande, la tua grandezza - è Gesù stesso che te lo dice - sarà la tua umiltà.
Se desideri le ali per volare, le tue ali saranno il dolore e l'amore, saper soffrire e sapere amare attraverso il dolore. Se vai in cerca di un campo di lavoro, te ne indico subi-to uno, il mondo. Il mondo è tuo, anima consacrata, perchè tu vi porti la fede, la luce, la gioia, la santità.
Se ti piace cantare e dire a tutti la tua gioia, la tua musi-ca sarà una sola: Fiat voluntas tua! Sia fatta la tua volontà! Questo è il canto e la musica di tutti i santi giorni.
Se vuoi avere un viatico nutriente, una buona provvista per il viaggio di questa vita che ti sostenga nel cammino e non ti faccia svenire lungo la via, hai l'Eucarestia e la pre-ghiera.
Se vuoi gettarti nelle braccia e abbandonarti sul cuore di una Madre, ecco, lo sai, hai la Madonna. Aggrappati be-ne alla Madonna e riuscirai a fare, e far bene, tutto questo Gesù benedetto ci dice: «Voi siete la luce del mondo.

6. I tre poli della santità
Per la santità ci vogliono tre poli: Chiesa, Eucarestia, Madonna.
Non c'è santità se non si segue la Chiesa, e la Chiesa ge-rarchica. L'infallibilità ce l'ha lei, la Chiesa e il Papa. Eucarestia. Questo grande atto d'amore che ci fa il Si-gnore non possiamo fare a meno di riceverlo.
La Madre, Maria Santissima.
Così vi dovete far sante, e cominciare oggi.
Bisogna imparare a mettersi tutti i giorni davanti ad un Crocifisso e chiedersi nell'intimo dell'anima: «Che cosa hai tu fatto per me? Ed io che cosa faccio per Te?».
Se non ci distacchiamo dalle cose più piccole, come ci distaccheremo da quelle più grandi?
Il cammino non è difficile, ma neanche facile: sarà faci-le solo se noi predichiamo Cristo e Cristo crocifisso.
E lo devo predicare con la mia vita.
Come faccio ad ascoltare un predicatore che non si è di-staccato dalle più piccole cianfrusaglie?
Stiamo attente che sotto quel velo ci sia sempre un cer-vello consacrato al Signore, sotto quel vestito sempre una persona consacrata al Signore, non una bambola. In con-vento non sappiamo che cosa farne dei sopramobili.

7. Alla sequela di Cristo povero
Il mio cuore deve essere distaccato da tutte le cose di questo mondo.
Non devo fare come fanno il maggior numero dei seco-lari e degli uomini di questo mondo, i quali aspettano che li separi o li distacchi da tutto la morte. Come religioso ho un voto che mi aiuta a separarmene prima che la morte arrivi, il voto della santa povertà.
Il mio voto ha un fondamento e una base: sulla capan-na di Betlemme, sul «Beati i poveri nello spirito perchè di lo-ro è il Regno dei cieli», sul «Beati i puri di cuore perchè ve-dranno Dio».
Il cuore del religioso deve essere distaccato da tutto. Non accettare mai niente senza il permesso del superiore. Voglio essere povero ed amare la povertà, perchè chi è povero è puro, e chi è puro va in cielo per vedere Dio. Ogni volta che si manca alla virtù del voto e al voto si commette un sacrilegio.

8. Povertà vera ricchezza
Che strano! Nella notte santa del Natale, appena il Fi-glio di Dio apre i suoi occhi a questo povero mondo, gli an-geli dànno la grande notizia agli umili pastori.
Si potrebbe dire che l'annuncio è stato dato alla pover-tà, non alla ricchezza. I ricchi sono stati lasciati indisturbati nei loro palazzi. Essi non avrebbero portato nulla alla grotta di Betlemme, anzi si sarebbero sentiti offesi ad essere invita-ti in quel luogo e anche una ragnatela li avrebbe umiliati. Questi il mondo li chiama ricchi, per il cielo invece essi sono veramente i più poveri.
Ecco, la povertà è sempre ricchezza. La povertà dei pa-stori donò tutto ciò che essi avevano alla sacra Famiglia. è il cuore distaccato dalle vanità del mondo e che si ac-contenta di poco che sa dividere il suo pane con tutti. Que-sto cuore non chiude mai la porta in faccia a nessuno ed è sempre pronto a far sorridere col suo poco un altro cuore.
Il cuore del ricco non ride mai, è sempre preoccupato in vita e in morte. In vita è preoccupato perchè sempre preso dal suo paradiso terrestre che non gli dà pace, e in morte perchè deve lasciarlo.
Devo ringraziare continuamente il Bambino Gesù che mi ha chiamato alla vita religiosa. Il mondo disprezza la vita religiosa perchè vita povera, contrassegnata dalla povertà, quindi vita sciupata e inutile. Invece, ecco, la professione re-ligiosa mi ha fatto ricco, tanto ricco che posso essere di aiu-to e di aiuto e di conforto a tutti.
Amerò sempre la povertà per essere veramente ricco.

9. Simili agli uccelli dell'aria, ai gigli del campo
Il discorso del Papa ai religiosi: «Conto molto su di voi». C'è il fatto meraviglioso della professione religiosa: l'anima, con un atto, si consacra anima e corpo a Dio. è con questa professione che ognuno di noi può raffigurare veramente Gesù sulla terra. La figura di Gesù dobbiamo ve-derla in questa anima casta, povera, ubbidiente. Siamo si-mili agli uccelli dell'aria, ai gigli dei campi, che non si preoc-cupano di ciò che vestono o mangiano. La più grande cata-strofe è il denaro, causa di guerre e violenza. Le persone gonfie di denaro l'hanno sempre sputato fuori. Quello inve-ce ti dice: Beati i poveri in spirito perchè di essi è il Regno dei Cieli. (Mt 5,3): per te è il Regno dei Cieli! Con questo voto, l'uomo non è attaccato alle cose, le dona. L'uomo po-vero nello spirito è staccato da tutto e se deve donare, lo fa con generosità, perchè tutte queste cose materiali non gli di-cono niente. è beato e perciò è per Lui il Regno dei Cieli e possederà anche la terra. Per gli altri è il regno di satana.
Più mi allontano da Cristo e più perdo la via. Oggi il cuore dell'uomo è un continuo affannarsi perchè vuole co-struirsi un paradiso qui su questa terra, e più lo cerca più lo perde perchè ha perduto Cristo; mentre, se vogliamo un mondo migliore sia dentro di noi come fuori di noi, lo avre-mo soltanto se quest'uomo ritrova veramente Cristo.

10. Vivere distaccati da tutto
Come praticare la povertà? Ci vogliono principalmente le seguenti cose:
1. Chiedere le dovute licenze.
2. Accontentarsi di quello che la Provvidenza ci passa quanto al vitto e al vestito: anzi, per esercizio di virtù, ama-re le cose più povere.
3. Evitare la superfluità, le comodità e gli agi della vita che oggi, più che in altri tempi, tentano di penetrare anche dentro le sacre mura.
4. Amare il lavoro e il risparmio evitando ogni sorta di sciupio e badando anche alle piccole cose.
5. Vivere distaccati da tutto.
6. Confidare in Dio per il futuro.
Ricordatevi di trattare bene la povera gente. Ti dà sem-pre di che vivere. Sono i più benedetti da Dio. 1 ricchi fanno il colpo e poi scompaiono: «L'idea e l'ammirazione dei ric-chi è fatta tutta con l'elemosina dei poveri», è questa un tar-ga che metterei vicino al Sacro Cuore.

11. Alla sequela di Cristo casto
La castità ci toglie dall'avere una nostra famiglia e ci di-stacca da essa in modo da essere più liberi. Ecco poi il fatto meraviglioso per cui Gesù dice: Non chiamate nessuno pa-dre sulla terra, perchè Uno solo è il Padre vostro: quello del Cielo. (Mt 23,9). Ma guardate che per questo voto diventia-mo padri di tutti. «Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste» (Mt 5,36) ed i tre voti ci rendono tali. Come fate a non vedere che i santi secolari, avendo l'amore di Dio, avrebbero potuto fare a meno dei consigli evangeli-ci: invece avendo naura di venire meno a questo amore di di Dio, avrebbero potuto fare a meno dei consigli evangeli-ci: invece avendo paura di venire a meno di questo amore di Dio, ecco che fondano Istituti ed essi stessi fanno la Profes-sione religiosa. Più di una volta si è detto essere unica la no-stra preoccupazione come il nostro scopo: amare Dio ed amare il prossimo. Più osserveremo questa Professione, più otterremo in abbondanza. Se Lui ha fatto così bello questo fiorellino, perchè ci dobbiamo preoccupare accanitamente delle cose del mondo? Non sono forse più di un uccello o un giglio dei campi? Più voi li osserverete e più la vostra porta del cuore e quindi della vostra anima, sarà un tempio di Dio, un tabernacolo vivo. E non sarete preoccupati di nien-te, perchè la Provvidenza sfama i buoni servi.
La castità è quest'acqua limpida, chiara, che ha quella pendenza che libera da attaccamenti naturali anche da que-sta famiglia che doveva partire da me, per essere il Padre di tutti.
Se uno non si distacca dalle cose più semplici vuol dire che le considera più di Cristo e Cristo lo deve scegliere in tutto.

12. Santi di corpo e di spirito
Se ognuno di noi pensasse a questa realtà: «Sono un tempio di Dio», come potrebbe sciupare il suo corpo in tan-te miserie?
Dio domani preparerà la gloria anche per il nostro cor-po. Vai ad Ars e trovi il cuore (del santo Curato) incorrotto, e le mani con cui ha assolto incorrotte.
Quando si piglia l'acqua santa e la terra santa, e tu ba-gni e razzoli, fa sempre fango.
lo vado in Palestina, dove c'è tutto un campo di sabbia e piglio acqua santa di chiesa, terra santa e acqua santa, e li metto lì, e poi ci metto i sandali, voglio vedere se non vengo fuori tutto infangato.
E allora tenete la pila dell'acqua santa a posto e la terra tenetela al posto suo, che il fango santo io non l'ho mai visto.

13. Castità, prudenza e vigilanza
In voi ho una grande confidenza e fiducia. Quando la perderei? Quando vi vedessi parlare con una donna in modo appiccicoso. Anche se il colloquio è breve e termina presto, in me rimarrebbe sempre ... Perderei in voi la fiducia. Quelli che ho visti avere questa fregola, questa certa acquolina, a poco a poco sono usciti dì Congregazione.
Non mi piace questo modo di trattare le donne: l'uomo ne rimane immediatamente degradato.
Tutti siamo fragili e pieni di difetti, ma vedervi bravi nel pregare, buoni, e poi ad un certo punto essere strulli ... cadrebbe tutto. Dovessi campare cinquant'anni è difficile poter cancellare (il ricordo) di ciò che ho visto di fasullo. Stiamo al nostro posto.
Avremo attorno più donne che uomini e se non ci si sa stare vicino, piano piano mazzolano anche te.
Che sono le amicizie particolari? Che attaccaticcie so-no? Sono un uomo ormai, devo seguire e predicare un Cro-cifisso per tutta la vita e mi dovrei attaccare alle cose più stupide? Non devo essere un vagabondo della vigna di Cri-sto: come farò poi a distaccarmi da quelle più gravi? Uomi-ni simili sono guai per la Chiesa.
Bisogna essere al di sopra anche per non fare sospettare gli altri che tu ci sei o ci stia per arrivare.

14. Alla sequela di Cristo obbediente
Il religioso è quell'uomo che vive in comunità con altri uomini, che ad un certo momento con la sua castità ha volu-to mettersi a disposizione di tutti senza ritenere nessun altro legame.
Lo vedete quell'uomo? Col suo esempio e la sua con-dotta egli è come un'acqua limpida e pura, e per paura che la limpidezza di quest'acqua subisca infiltrazioni e impurità, ecco che fa il voto di povertà.
Attraverso la povertà io non ho più niente. Non posso comprare, non posso vendere. Se ho una donazione, non è mia. Di fronte alla legge dello Stato può darsi che la pro-prietà mi sia riconosciuta, ma di fronte all'istituto non ho più nulla. Non è mio neppure il vestito che porto, che è dell'istituto. Se me ne andassi, dovrei lasciarlo lì.
Voi vedete che, allora, queste infiltrazioni non ci sono. Siamo poi reduci da un peccato originale e spesso siamo martellati dall'orgoglio e dalla superbia. La superbia! Quale brutta infiltrazione che fa diventare torbida quell'acqua pu-ra e candida.
Per liberarci dalla superbia e dall'orgoglio, ecco, noi facciamo il voto d'obbedienza: un voto, non una semplice promessa.
Un voto per schiacchiare l'orgoglio e la superbia e an-che per diventare più semplici. Solo con la semplicità tratte-remo bene le cose di Dio e la nostra missione si svolgerà me-glio e più serena.

15. L'obbedienza di Cristo e di Maria Santissima
Si piglia l'insegnamento di Cristo che ha lasciato il pa-radiso e ha fatto, anche Lui, l'obbedienza al Padre, è sceso in terra, e non è venuto in terra per fare la passeggiatina, per andare a vedere un mondo nuovo, o che so io - e in fondo noi si fa anche questo, perchè quando siamo giovani siamo anche desiderosi dei cambiamenti, di andare in case diverse, ecco.
Ecco, bisogna ricordarsi che è sceso in terra, ha obbedi-to, e ha obbedito fino alla morte in croce.
è quindi venuto a prendersi una croce sulle spalle, a prendere il suo Calvario, il suo dolore, e soltanto in ultimo, al terzo giorno, ha avuto la sua resurrezione.
Così deve essere anche per noi.
Si piglia l'insegnamento della Madonna, obbediente al Padre come Gesù suo Figlio, e perciò obbediente anche agli uomini.
Il sacrificio nell'obbedienza a Cesare. Poteva anche non andare al censimento. Ma c'era la profezia: «E tu Be-tlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capo-luogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo» (Mt 2,6). E partono.
Sacrificio nel luogo della nascita. Sembra che ci sia un certo abbandono da parte di Dio e tutto si deve svolgere in una grotta.
Se si medita ciò, ecco che tutto ha la sua importanza e ogni cosa si illumina.
Prima si deve obbedire al superiore e poi al padre spiri-tuale. Che padre spirituale è se mette il suddito contro il suo superiore?

16. Vita comunitaria: carità
Ecco. Cominciate prima di tutto a guardarvi in faccia. Ormai non dovete essere soltanto sorelle di Regola, di divisa ... guardate soprattutto, di diventare sorelle in tutto ciò che è principale: sorelle di cuore.
Il che vuol dire ... Vuol dire che vi dovete voler bene. Se c'è l'unione di cuore allora tutte le cose vanno bene; se c'è il sacrificio ... si supera tante cose. Quando, invece, i cuori son separati allora, diventa tutto il cielo nero, non si vede più nella giusta luce, tutto diventa molto difficile.
Io mi ricordo, un giorno ero in una Chiesa e stavo par-lando ... ero proprio a Siena e di lato, invece, c'era un gros-so Crocifisso e dicevo alla gente: Se tutti si avesse la forza, prima di andare a dormire, di aprire quel libro, un grande, enorme libro; davanti al Crocifisso credo che anche la vita sarebbe più bella, più spianata, si capirebbe molto meglio tutto. In quel libro del Crocifisso vi ci trovereste tutto. Se avessi la possibilità, succede questo, andrei lì con queste due dita e cercherei di aprire ancora di più il taglio che ha per ve-dere dentro. Che cosa ci vedrei? Ci vedrei scritto: AMORE. Perchè questo Crocifisso porta delle piaghe? Le porta per farmi vedere come mi ha amato, quindi su ognuna c'è scritto: AMORE.
Ma di più nel cuore, perchè si ama con il cuore; non si ama con i piedi, con le mani o con le ferite alla testa: si ama col cuore.
Quindi, a poterla spalancare di più, anch'io farei come Dio Padre: andrei in profondità e leggerei: AMORE. Allora, se Lui mi ama, io Lo debbo riamare: Dove Lo amo? Lo amo in colui che mi sta accanto.
Allora si rientra nella giusta armonia che quando Gesù dice: Ecco, avevo sete e mi ha dato da bere; avevo fame, mi hai dato da mangiare; ero ammalato, mi hai soccorso e con-solato; ero carcerato e mi hai visitato. Ma Signore, io non ti ho mai visto carcerato. Non Ti abbiamo mai veduto ...! Quando queste cose le fate per il prossimo, allora si ha la certezza di farlo a Lui.

17. Vita comunitaria: sopportarsi a vicenda
«Non sono venuto per i sani ma per i malati» (Mc2, 17). «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i mala-ti;non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori».
Gesù è il vero medico di ogni uomo ed in particolare del religioso e della religiosa.
Ma quanti si coprono del falso mantello dell'umiltà mentre vivono nella più squallida superbia e sono lì rannic-chiati sotto questo ampio mantello, che solo riescono a met-tere fuori appena gli occhi e il naso!
Hanno paura che il dito sanatore di Dio li tocchi e li li-beri dalla tremenda lebbra della propria superbia e del pro-prio orgoglio.
Ci sono anche occhi che preferiscono tenere la poca lu-ce, preferiscono essere miopi invece che lasciarsi toccare dal Cuore di Cristo che riempirebbe loro le palpebre e farebbe cadere quel cerume appiccicoso della falsa umiltà, imbratta-ta da una grande quantità di superbia.
Toglimi, o Signore, gli occhiali del mio lo e mettimi quelli del mio DIO.
Ci vuole la luce di Dio per mettere via le tenebre del mio io.
Una cosa bella per non farci andare in superbia è di ave-re uno specchio: esso prende tutte le bellezze della terra. Quello che uno ha di buono è di Dio, rispecchia ciò che è suo. Se voglio continuare a riprodurre (Dio), devo far sì che lo specchio non si rompa.
Sono un povero specchio e rimando ciò che Dio mi manda. Senza la sua grazia avrei tanta fragilità da sciupare tutto ciò chemi dànno.

18. Scendere dal cavallo del proprio io
La santità è fatta di tante piccole cosette che dobbiamo fare, specialmente esercitarci nella pazienza. Per dieci giorni siamo pazienti, poi ecco che l'undicesimo giorno ci scappa il ciuco. Va bene così. Le virtù si pigliano pian pianino. La virtù della pazienza ci vuole assolutamente perchè dobbia-mo vivere insieme.
Quando uno si sa frenare, la carità non è offesa, non si attacca. Dice il suo giudizio anche se opposto al mio ragio-namento. Io dico il mio parere e basta. Così esercito due vir-tù, la pazienza e la carità. Piccole cose.
Non crederci sempre vittime. Se no si diventa vittime dell'io e poi ci si sta male. «Tutti ce l'han con me», e poi può darsi benissimo che invece sono gli altri che devono sopportare me.
Bisogna scendere dal cavallo del proprio io e mettersi nella carrozza di Dio. Si pensa di stare meglio sul cavallo. E quante volte ci si sale su! E quante volte si scende dalla car-rozza di Dio! Non crederti troppo buono, ma pensati sem-pre il più cattivo e il più buono a niente.

19. Vita comunitaria: semplicità
Per la santità occorre tanta umiltà t semplicità.
Il Signore può provarci facendoci sentire tanta pena e desolazione interiore che nessun uomo vivente può capire se non l'avrà prima sperimentata.
Le passioni si risveglieranno più vive che per il passato, specialmente la passione dell'ira e della lussuria-carne, e co-me cavalle senza freno vorranno correre dove l'appetito le incita. Anche allora fermiamoci lì nelle braccia di questo pa-dre che ti vede e ti concede la forza e la fine quando a Lui piacerà.
Anche questa è santità.
Amiamo la semplicità e teniamo distaccata la mente e il cuore dalle cose complicate. Solo così il cuore e la mente po-tranno riempirsi delle verità di Dio.
Al cuore semplice non manca mai nulla. Il cuore sem-plice è sempre pieno di amore, in primo luogo ama Dio, poi ama il suo prossimo.
Più uno è semplice, più Dio gli rivela i suoi segreti. An-che se privo di studi, sa parlare di Dio tanto bene e con tanta profondità che anche i cuori più duri si piegano.

20. Vita consacrata: vita di preghiera
L'uomo fatto di terra - Adamo - mi ha preso dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi. Ora mi devo far prendere dall'Uomo fatto di cielo per avere un'anima di cie-lo e un corpo di cielo: Gesù Cristo.
Fai prima la predica della tua pietà, così mostri di esse-re unito con Dio, quindi quella del buon esempio, e da ulti-mo verrà quest'altra.
San Carlo da Sezze predicava con questi due sistemi ed era così ripieno di Dio che quelli che passavano vicini a lui non potevano fare a meno di pensare a Dio e pregarlo. Ca-pitava anche, che se passava davanti a porte chiuse, quelli dentro sentivano questo bisogno.
Da Carlo da Sezze sono passato ad altri santi. Oggi non vedi più preti e suore che pregano in giro, ma se prendi tanti santi vedi che avevano sempre la corona in mano.
Il Cottolengo aveva perfino fatto un Rosario proprio. Al posto delle tre Ave Maria aveva da dire: «Santissima Provvidenza di Dio provvedeteci voi» e non lo faceva solo per sè ma anche per i casi più disperati che solo Dio sapeva risolvere.

21. Vita consacrata: preghiera e apostolato
Ho pensato e sono certo di non aver sbagliato. Per que-sto ho scritto questi tre punti nel breviario:
1. Se non abbiamo vita contemplativa è molto difficile fare quella attiva. Come posso esercitare le cose di Dio se non ho la contemplazione di Dio? è impossibile. Non posso esercitare la pietà, la misericordia, ecc.
2. Una non deve distruggere l'altra: fare tutto con e-quilibrio. Non prendere troppe opere buone, ma poche e farle bene.
3. Le virtù che Dio favorisce di più in noi uomini sono certo che sono l'umiltà e l'amore verso il prossimo: un su-perbo come fa a vedere le opere buone?
Stamattina ad un uomo orgoglioso che mi chiedeva di esercitare atti eroici - senza Dio - gli ho detto: «Se non ti alzi sei uguale ad una bestia, sei ad uno stato terra, terra, mentre Dio ti ha dato tanti doni che tu non hai sfruttato ed esercitato».
Non ho mai saputo che a Dio si consacrano i cani, non l'ho mai saputo. E non ho saputo neppure che gli si devono consacrare i leprotti, o i fagiani, o i serpenti. Ho sempre sentito che sono gli uomini, e che gli uomini si consacrano a Dio di loro spontanea volontà, perchè vogliono corrispon-dere a questo infinito amore di Dio quando li chiama, e si consacrano a Lui. Non ho mai sentito che un animale, o una pianta, si consacrano a Dio.
Si consacrano gli uomini. E si sa benissimo a che cosa si rinuncia e che cosa si accetta.

22. Vita consacrata: serbatoio e canale
Hai visto una cascata? L'acqua viene giù, picchia e poi rovescia di nuovo.
Il cuore di un santo è come quella vasca che raccoglie e poi butta sugli altri.
Quindi sposati bene con Lui. Bisogna sposarsi bene. Anche la Madonna è Maria Santissima e si è sposata con un santo. Sposati bene! E sarai un canale che darà da bere a chi è assetato, un canale di grazia attraverso cui farai del bene.
Sono convinto di una cosa, convintissimo, anzi arci-convintissimo: che se un'anima arriva a diventare così, arri-va a questo stato, senza accorgersene fa due prediche come queste: fa vedere agli uomini che è un'anima di pietà e dà buon esempio: perchè la sua anima ruba (al demonio) più anime.
I demoni gli creeranno tante situazioni penose per farlo penare. Essi sanno benissimo che le prediche fatte dal pulpi-to entrano in un orecchio ed escono dall'altro. Le prediche che colpiscono l'occhio portano più frutto.
Prima devi essere convinto di ciò che dici perchè gli altri se ne accorgano. La tua parola deve partire dal cuore e non dall'orgoglio per fare chiaro. Se vuoi mettere lo zampino per apparire bello sei un pagliaccio. E sai chi è il pagliaccio? è l'uomo fatto di paglia.

23. Consacrazione e mortificazione
Non devo dimenticare che la vita religiosa è una pale-stra, una scuola dove si deve lottare e faticare, dove ci sono gioie ma anche pene, quindi non si deve sognare un ambien-te privo di ogni spina e imperfezione.
Per educare, per formare, per guidare qualsiasi anima bisogna fare, tribolare, rinnegarsi. Quindi se stiamo sempre lì a lamentarci del nostro povero 10 maltrattato e incompre-so, cosa possiamo dare? Cosa sapremo seminare? Il rinne-gamento di noi stessi va fino al punto che ci ha insegnato Gesù: il primo sia l'ultimo. Gesù Bambino vuole che tu ti tenga sotto il suo sguardo amabile in tutta la sua operosa giornata, affinchè ogni cosa e opera in te canti la sua bontà, il suo sorriso sempre Infinito.
La vera pace di Dio la si acquista con la mortificazione e con il sottoporre la nostra volontà alla Sua, ossia con il sa-persi governare con animo pacifico in quella vocazione nella quale siamo stati chiamati ed esercitare quegli esercizi nei quali siamo stati posti.
La felicità in questa vita l'anima può trovarla soltanto quando compie i divini voleri.

24. La scarpa e lo specchio
Dobbiamo costruirci una scarpa giusta fatta con i sacri-fici, con le rinuncie, per camminare bene sulla via del cielo, e se camminiamo bene lassù, cammineremo bene anche quaggiù.
Non bisogna aspettare gli altri, che possono esortarci, .na dobbiamo essere noi a farla bene.
La suola è la mortificazione, il di sopra (la tomaia) so-no le preghiere, l'unione con Dio: poi ci pensa Dio a lucidar-la bene e a sfolgorare il cammino.
Se si mantengono cariche fanno luce anche agli altri. Sai come si fa per far piangere il demonio quando li vuol far montare in superbia? Lo si fa piangere cantando, perchè chi canta prega tre volte.
Se davanti ad uno specchio ti gonfi, e se ti fa vedere ciò che hai fatto, allora che si fa? Canta il Credo: «Credo in Dio Padre Onnipotente ...», che se non ci fosse stato sarei stato un gran delinquente. E se c'è Dio Padre Onnipotente - allora Lui tutto ha fatto e io sono un bel niente. Stamattina mi facevo la barba davanti allo specchio e sottovoce cantavo. E il demonio piange! Piange con la mu-sica gregoriana! ...

25. Ciò che il mondo aspetta dall'anima consacrata
Per ora, coloro che hanno dato qualcosa di buono, so-no stati questi fiori casti, ubbidienti e poveri, del giardino di Dio. Che bellezza quando ci si incontra con un cuore così. Non crediate di conquistare il mondo con un bel discorso. Lo convertite quando siete osservanti di questi tre voti; quan-do il mondo vi vedrà distaccati da tutto ed in grado di donare tutto, sapendo anche rinunciare al proprio nutrimento. Ren-diti libero con il cuore di Gesù Cristo. Da voi il mondo si aspetta il suo palpito caldo: è allora che convertirete il mon-do, che distruggerete il mondo intero. Per avere questo oc-corre avere una fede semplice, genuina; quella fede che ci ri-chiede il Vangelo. Quando si ha questa fede da spostare i monti si diventa pazzi di amore per Dio e pazzi di amore per il prossimo: questo, il mondo, nè ce lo dà, nè ce lo insegna. Questo ce lo dà solo Cristo Signore. Diamoci a Lui con gene-rosità. Gettati in quelle braccia del Figlio di Dio. Che la Ma-donna ci aiuti tutti. L'uomo che vive così, cammina bene ed è così veloce che non c'è nessuno che lo raggiunge.
Abbiamo sempre da imparare, ma dal mondo sempre poco. Gli uomini più si attaccano al mondo e più sono sem-pre vuoti; più si attaccano alle cose del cielo e più sono buo-ni, perchè il cielo dà forza e aiuto.
Devi essere come una semplice barca nell'oceano, fuori dal pantano. Valgono più dieci minuti in camera che pren-dersi per la mano e gridare alleluia.
Per scrutare le cose di Dio bisogna mettersi in ginocchio. Allora vedi che qualche cosa arriva al cuore e viene fuori la roba di Dio.

26. Quand'è che il mondo non si accetta
Avete scelto la parte migliore. Ma se non siete brave re-ligiose, sarete delle ladre e delle impostore.
Sarete delle ladre perchè rubate il titolo di religiose e poi non lo siete. La vita diventa un apostolato pratico quan-do è una vita di buon esempio, ricca di virtù. Essa convince, trascina e chiama. Però, come pianta non fiorisce senz'ac-qua, così la virtù non fiorisce senza lagrime.
Così il mondo non ci accetta. Non è che il mondo non ci accetti per il vestito antiquato, ma perchè non siamo vere re-ligiose. Ci accetta se saremo sante. Se siamo sante, ci accetta sempre. 1 santi attirano sempre. Il santo passa sempre: è co-me il sole che passa sempre e arriva dappertutto. Ma non passa quando la santità non c'è.
Quanti scribi e farisei! Gesù nel tempio ha fatto due co-se principali contro i farisei: la frusta e l'obolo della vedova. Se ora venisse fuori dal tabernacolo, quante frustate! Quanto è difficile la coerenza!

27. Mettere mano all'aratro e non voltarsi più indietro
Quanto è dura la vita! Certe zolle non si lasciano sgre-tolare, ma: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Le 9,62).
Non fate mai nulla per gli uomini, per amor di Dio! Se no morite infelici.
Ogni piccola cosa fatela per amor di Dio.
Fate del bene agli uomini, quello sì, ma non per loro. Se fate le coseper gli uomini sentirete vuote le vostre anime e la morte che si avvicina.
L'anima diviene povera di meriti.
Quando avete fatto tutto per gli uomini, l'anima non parte felice da questo mondo.
Il cristiano non può essere un Erode crudele. Tuttavia, se non sa liberare il suo cuore dalla cattiveria che lo domina e dal cattivo esempio che lo trascina, fa strage di tanti cuori innocenti ed imita Erode.
Se un semplice cristiano non deve essere un Erode cru-dele, che si dovrà dire di un'anima consacrata, di un sacer-dote, di un religioso, di una suora, di coloro che hanno la possibilità di avvicinare tante anime? Invece di portarle alla salvezza, con la loro condotta e col loro cattivo esempio, so-no per esse causa di perdizione. 1 loro insegnamenti, basati su un Vangelo che non è di Gesù Cristo, ma accomodato ai loro gusti e interpretato a modo loro, e i loro esempi giusti-ficati e scusati da una coscienza accomodata, li fanno diven-tare altrettanti Erodi, peggiori e più crudeli del primo. Il pri-mo infatti era, per lo meno, un pagano e non un cristiano.

28. Quando il cuore non è più capace di amare ...
Quando un sacerdote, un'anima consacrata, comincia a riprendere ciò che aveva lasciato, piano piano il suo cuore si raffredda, diventa gelido come il ghiaccio.
Gesù lo prende ogni mattina, ma non gli dice più niente. Tra la sua anima e Gesù non c'è più comunione. Gesù lo ri-ceve, sì, ma il freddo di quel cuore lo paralizza e non lo fa agire.
Questa freddezza e questo torpore s'infiltrano in quel cuore quando non si prega, quando non si medita, quando non si frequenta più il sacramento della penitenza; è allora che il cuore non è più capace di amare
Che tristezza! Un'anima consacrata dovrebbe essere tutta una fiamma d'amore, e invece è più fredda della pissi-de che tiene in mano!
Questo gelo spaventa. Il ghiaccio fa scivolare. Il ghiac-cio spirituale prepara le cadute, e secondo le cadute i guai sono sempre più grossi.
Se Gesù ti ha chiamato a questa vita è solo perchè da te vuole un po' d'amore.

29. Doppia illusione di chi rinuncia alla vita consacrata
Rinunciando alla chiamata sareste delle eterne sconten-te. Inizialmente il vostro amore per Cristo era forte, ma poi l'avete abbandonato ed ora ne sentite il tormento. Non avremo mai pace.
Poi arriva lo sconforto e la sfiducia, poi si riaccende di nuovo il desiderio delle vie del mondo.
Però attente: sareste deluse due volte! Sareste deluse una prima volta perchè siete entrate e Cristo non lo avete se-guito. Sareste deluse una seconda volta perchè nelle vie del mondo Cristo non lo trovereste. Cristo vi aveva chiamate per essere tutte sue, e nessun essere al mondo lo potrà sosti-tuire. Cristo è uno solo. Dio è uno solo.
Quando una creatura viene chiamata in modo partico-lare da Dio, prima lo sceglie e poi lo lascia? Ricordatevi: la creatura che nel vostro cuore sostituirà Dio vi farà soffrire per tutta la vita.
è giusto che sia così perchè al posto del Creatore avete scelta la creatura. Questo pericolo è sempre presente ogni volta che ci lasciamo ingannare dal tentatore, dal serpente che si presenta a noi sotto la veste dell'agnello.
C più felice il povero mendicante che bussata la porta, preso il pezzo di pane, guarda il cielo azzurro e ringrazia Id-dio che ha provveduto riempiendo la sua bisaccia.
Costui - o colei - non sa più ringraziare, ma al con-trario odia il bene ricevuto da Dio, e quindi odia Dio stesso. E così da angelo si trasforma in miserabile serpe che riempie la pancia di terra.

30. Maria modello dell'anima consacrata
Come ha accettato tutti quelli che di generazione in ge-nerazione l'avrebbero chiamata beata, la Madonna ha ac-cettato di essere Madre anche di quelli che la malediranno, anche di quel bestemmiatore che in questo momento dà quel titolo a Lei che non avrebbe il coraggio di dare a sua madre. Eppure vedete che se la Madonna non avesse accettato anche questa parte, sarebbe rimasto incompleto un certo ri-camo del Signore e ci sarebbe mancata la luce. Perchè in quest'atto così eroico, ecco sì, noi siamo povere creature, sappiamo che è suo Figlio che sta lì in croce e tribola ... Gli uomini sono stati cattivi e si sarebbe detto: Chissà povera donna quanto avrà sofferto a vederlo lì! ... Ma poi?
Invece guardate che cuore, un cuore largo che ha rico-piato tanto bene quello del Figlio. Ecco, il Figlio è stato la luce del mondo e il sale della terra. Anche Lei, la Madre, di-venta tale. Cuore di Maria Cuore di Cristo, no?
E non fa differenza. Ama e basta. Prega perchè ama, e prega in particolare presso Dio proprio per quel figliolo che bestemmia, che la disprezza, che le dà gli attributi più inde-centi.
Perchè? Perchè è un Cuore ripieno di luce, è un Cuore ripieno di sale, come dice il Vangelo, e quindi è un Cuore ri-pieno di amore per ogni uomo.
Essa accetta di essere Madre di coloro che stanno lì, che mettono in croce suo Figlio e che glielo metteranno in croce di generazione in generazione fino alla fine del mondo; fin-chè ci sarà un uomo sulla terra ci sarà Cristo che deve anda-re in croce per lui, ci sarà sempre il crocifissore.
Voi vedete che accetta di essere la Madre dell'uccisore di suo Figlio, e quest'uccisore siamo stati tutti noi, più o me-no. In più accetta di essere Madre anche di quelli che disprez-zeranno il Figlio, e quindi che disprezzeranno anche Lei.

31 Anima consacrata: madre di Gesù come Maria

Da quando sono tornato dal Castagno ho fatto questa considerazione: in tutte le apparizioni della Madonna rico-nosciute dalla Chiesa, Essa mai ha parlato del suo Cuore se non a Fatima.
A Lourdes, vivendo il mondo in un periodo di eresia, ha sostenuto il papa. «lo sono l'Immacolata Concezione». E poi ha soggiunto: «Maria Santissima sempre Vergine»: è stato un colpo di martello.
A Fatima ha detto: «Finalmente il mio Cuore Immaco-lato trionferà». Sugli alberi? Chiedetevelo, riflettete: trion-ferà sui cuori degli uomini.
Oggi il materialismo cerca di distruggere tutto ciò che è di Dio nel nostro cuore. Prima c'erano delle eresie contro il cuore che aveva Dio. Ora Dio lo si vuole distruggere e allon-tanarlo dal cuore.
Un mezzo per distruggere il materialismo è il santo Ro-sario: binario è la figura e la voce di Piero. Non c'è voce più sicura.
Quel Cuore della Madonna è stato trapassato da una spada duemila anni fa e lo sarà fino alla fine del mondo. Che dolore! E noi? Per un po' di sofferenza siamo pronti e disposti a buttare via l'abito e a farci sciogliere dai voti.
Non fatevi vedere imbronciati. Quando avete qualche dolore sfogatevi in camera, e se ricevete qualche torto anda-te dal superiore e ditegli tutta la verità.
è grossa questa ... è il mistero! Noi ogni giorno si do-vrebbe essere Madre di Gesù e come Maria generarlo in noi, e noi poi farlo generare negli altri.
Gesù, tuo fratello, è anche tuo padre e tuo figlio ... Che mistero! Bisogna arrivare a questo mistero: generare Gesù in noi come l'ha generato Maria.

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Servos do Coração Imaculado de Maria


Servos do Coração Imaculado de Maria

Categoria: Notícias
Criado em 22-10-2015
“Através do meu Coração Imaculado, levai Cristo ao mundo”. Foi este pedido de Nossa Senhora em Fátima que motivou o padre italiano Gino Buressi a fundar os Servos do Coração Imaculado de Maria, no dia 13 de maio de 1991. Dois anos depois, foi ereto como instituto de direito diocesano, pelo então bispo de Subiaco, D. Stanislao Andreotti.

"Através do meu Coração Imaculado,
levai Cristo ao mundo"

Ainda bastante recente, a motivação desta congregação foi espalhar pelo mundo a devoção ao Coração Imaculado de Maria, apontando a Mensagem de Fátima como apelo de conversão e penitência lançado a toda a humanidade. Como o fundador, os primeiros membros da comunidade viam os valores fundamentais da moral cristã seriamente comprometidos pelos desequilíbrios e angústias causados pelo ateísmo, secularismo e permissividade dos finais do século XX. Daí, a urgência de anunciar a Palavra de Jesus: “Arrependei-vos e acreditai no Evangelho” (Mc 1, 15), retomado no pedido de conversão e penitência feito por Nossa Senhora na Cova da Iria.
Assim, atentos aos sinais dos tempos, reconhecem que a Mensagem de Fátima é uma ajuda do Céu para curar os males que afligem a humanidade e comprometem-se a realizar a vontade de Deus proclamada pela mesma Virgem aos três Pastorinhos em Fátima: “Deus quer estabelecer no mundo a devoção ao meu Imaculado Coração”.

Carisma e ação
2015-10-21 sopra2O caráter mariano do Instituto é expresso no seu símbolo e no lema “Através do meu Imaculado Coração, levar Cristo ao mundo”. Em concreto, assumem como carisma: um renovado espírito de oração, penitência e reparação, para conduzir a uma verdadeira conversão de vida; a vida sacramental e em particular a Eucaristia e a Reconciliação; a verdadeira devoção a Nossa Senhora e a consagração ao seu Coração Imaculado, a fim de colaborar no seu triunfo; a fidelidade ao Santo Padre e ao Magistério da Igreja; a difusão e a defesa das verdades da fé, como forma de combate aos erros do tempo.
Uma das suas frentes de ação é a nova evangelização para a renovação da vida cristã, concretizada em missões populares em que apresentam o papel maternal de Maria como medianeira entre Deus e a humanidade. Outra forma de o promoverem são os exercícios espirituais que oferecem ao clero diocesano, aos consagrados e aos leigos, centrados no culto eucarístico.
No espírito da Mensagem de Fátima, a promoção da oração do Rosário é um dos meios privilegiados para educar o Povo de Deus para a meditação. Mas lançam também mão de ferramentas como os meios de comunicação social para vencer a ignorância religiosa e combater os erros do tempo, através de  folhetos, livros e periódicos diversos.
A sua ação é ainda marcada por uma forte aposta na promoção da juventude cristã, através de missões vocacionais, retiros, encontros e conferências, na evangelização pela caridade, servindo os pobres com o amor e a atenção de Cristo, na cooperação com a missão apostólica do Santo Padre e na colaboração com o clero diocesano das Igrejas locais onde se encontram.

Na Diocese
A congregação chegou a Portugal em 1994, com a criação de uma comunidade em Fátima. Ali continua a dedicar-se, sobretudo, à pregação, à formação de leigos adultos e jovens, à ajuda nas paróquias e no Santuário de Fátima. Além da oração pessoal e comunitária, os membros desta comunidade cuidam da casa, fazem visitas aos doentes, celebram a Missa nas paróquias vizinhas e a Confissão em casas religiosas e no Santuário, além de promoverem catequeses, conferências e meditações aos leigos da sua família religiosa.

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Uma família

A família do Imaculado Coração de Maria é um movimento eclesial aprovado pela Igreja, com raízes na espiritualidade de Fátima. É constituída por religiosos masculinos e femininos – os Servos e as Servas do Coração Imaculado de Maria – e numerosos leigos que, de acordo com diversos níveis de adesão, partilham o mesmo carisma.


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